FAQ

Cosa rispondere al bambino che chiede di tornare a scuola, o come spiegare il perché non può uscire da casa.

Invitiamo i genitori a non sottovalutare il bisogno del bambino di capire cosa sta succedendo, anche se piccolo, di spiegare con semplici parole la chiusura della scuola, e consigliamo loro di facilitare la comprensione utilizzando le favole o piccole storie in cui i personaggi vivano storie simili al vissuto attuale del bambino, che siano rassicuranti ed a lieto fine.

FAQ

La consapevolezza del cambiamento a cui ogni famiglia sta andando incontro in questo periodo con tutte le proprie fragilità, fatiche, vulnerabilità, dovrebbe essere sostituita con la capacità empatica, relazionale a favore dell’ascolto, insistendo quindi sulla “pedagogia relazionale”.

La famiglia rappresenta per il bambino sicurezza e protezione, ed è in questo particolare momento che c’è bisogno di figure consapevoli della loro genitorialità e delle loro responsabilità nei confronti dei più piccoli, mettendo in campo cuore e mente.

Nel lavoro educativo quotidiano che stiamo attraversando, l’affettività riveste una struttura portante come strumento di azione. Saper riconoscere le emozioni, che sono in gioco, e la vicinanza che si dà al bambino, rivestono un ruolo primario nella costruzione del pensiero di questo periodo, offrendo un contenimento adeguato affinché esse stesse possano essere elaborate.

I bambini piccoli riescono ad affidarsi e a sentirsi più sicuri solo se possono contare su delle figure di riferimento (“caregiver”) per la costruzione di una base sicura.

È difficile spiegare ai bambini il periodo delicato che stiamo vivendo e soprattutto l’importanza di rimanere in casa.

Il loro comportamento “irrequieto” e insolito deriva sicuramente dalla “sofferenza” che provano per aver lasciato la loro quotidianità fatta di momenti di socialità e di routine ben scandita…

In più probabilmente si sentono “abbandonati” dai loro affetti (zii, nonni) poiché, soprattutto nella fascia d’età 0-3, non hanno coscienza del tempo che passa e possono pensare di essere stati abbandonati e di esser gli unici in quella condizione.

Utili sarebbero giochi come il nascondino, o nascondere oggetti per poi ritrovarli, aiuterebbero i bambini a dare un senso di sicurezza sul fatto che ciò che non vedono c’è ancora, e lo ritroveranno.

Altra cosa che potremmo fare sarebbe provare a spiegare con termini semplici ciò che sta accadendo, lasciando comprendere loro che tutti (nonni, zii, amici) sono a casa, e che, quando questo periodo sarà finito, si farà una grande festa.

Potremmo raccontare alcune storie create ad hoc per spiegare ai più piccoli il coronavirus, ma soprattutto cerchiamo di tenerli impegnati in attività divertenti e strumentali alla loro crescita, strutturiamo le nostre giornate indicando loro cosa si andrà a fare di volta in volta, parliamogli tanto, non facciamoli sentire soli, riempiamoli di amore coccole e affetto.

In un periodo di emergenza come questo, dove dobbiamo trascorrere in casa tutto il tempo con i nostri bimbi, è particolarmente importante proporre ai bambini alcune attività e giochi di movimento.

Trattasi di attività importanti per lo sviluppo, sono indicate per tutte le fasce di età:

  • il movimento libero: ballo, salti, capriole, stretching, per migliorare la coordinazione dei movimenti;
  • la musica per favorire il movimento/coordinazione e stimolare il linguaggio, l’apprendimento;
  • il disegno e la manipolazione con paste modellabili per stimolare la creatività, la motricità fine e gli aspetti sensoriali;
  • la lettura comune ad alta voce e poi autonoma per stimolare il linguaggio, l’apprendimento e l’interazione.

Queste attività, oltre ad essere divertenti, hanno un ruolo prioritario per la salute/benessere dei bambini e contribuiscono a migliorare le condizioni di salute fisica e a promuovere il benessere psicologico anche dei genitori, scaricando così le tensioni accumulate e svagandosi insieme ai priori figli. I vostri bimbi vi ringrazieranno e voi sarete più sereni.

Per la maggior parte delle volte i litigi dei bambini, soprattutto quelli tra fratelli, non sono altro che un modo per entrare in relazione. Litigando i bambini imparano a conoscere i propri limiti e quelli degli altri, imparano a negoziare (anche a loro spese), capiscono che la loro volontà non è infinita, apprendono svariate abilità di socializzazione. Inoltre, per un genitore è pesante dover intervenire per sgridare i figli e forse, neanche troppo utile: spesso nel momento del litigio non era presente, così finisce per attribuire la colpa a quello più irrequieto, senza la possibilità di sapere cosa sia successo veramente. Come genitore è più utile ed educativo fare un passo indietro, senza farsi coinvolgere dalla dinamica del litigio, senza cercare il colpevole, ma piuttosto aiutando ciascuno dei litiganti a spiegare le proprie ragioni, dando la parola ad entrambi e lasciando loro il tempo e lo spazio per trovare un accordo.

Per saperne di più potete consultare il libro: “Litigare fa bene” – Daniele Novara

Il tempo di attenzione dei bambini varia in base all’età: bambini di meno di un anno difficilmente si concentrano su di uno stimolo per più di qualche minuto, mentre a sei anni riescono a mantenere l’attenzione su un compito anche per trenta minuti. Quindi non aspettiamoci che un bimbo di due anni possa fare un disegno per 20 minuti consecutivi, rimarremmo quasi sempre delusi.

Oltre all’età, le variabili in gioco quando si parla di attenzione sono le caratteristiche del bambino e quelle del compito/attività cui si sta dedicando: le attività manipolative (giocare con la farina, con il didò, con l’acqua) ad esempio, catturano maggiormente attenzione e risorse del bambino, perché mentre le svolge prova sensazioni piacevoli che gli arrivano dal senso del tatto, ma a qualche bambino possono risultare fastidiose perché non gradisce la consistenza del materiale che sta toccando, oppure perché non ama sporcarsi.

Quindi osserviamo il nostro bambino per capire quali sono i giochi che ama di più, per comprendere le sue attitudini e preferenze, cerchiamo di proporgli qualcosa che pensiamo gli possa piacere, senza dimenticarci di introdurre elementi di novità come nuovi giochi o attività. E non preoccupiamoci se non la gradisce, forse non è ancora arrivato il momento o semplicemente la cosa non fa per lui.

Se è in grado di comunicare verbalmente, chiediamo a lui cosa gli va di fare: magari è un gioco a cui non avevamo mai pensato! Inoltre, non sottovalutiamo l’importanza dell’ambiente in cui il bambino vive: sicuramente una cameretta ordinata, con pochi giochi riposti in bella vista e accessibili al bambino, lo aiuta a scegliere a quale attività dedicarsi e a concentrarsi su di essa più a lungo, perché la sua attenzione non è continuamente “disturbata” dalla presenza di eccessivi stimoli.

È importante ridefinire una routine, che riprenda abitudini e regole di base (es: rispettare i pasti principali, mangiando insieme a tavola e non quando o dove capita, dormire nel proprio letto ecc.), perché i bambini sono abitudinari ed hanno bisogno di una ripetitiva scansione del tempo in cui si riconoscano, per non sentirsi disorientati.

Sentire che i genitori sanno guidarli e contenerli, dà loro quel senso di protezione, necessario a superare i momenti di difficoltà.

Il miglior modo per diminuire le preoccupazioni o i momenti di disagio nei bambini è riuscire a gestirli!

Come? Accendiamo la fantasia e riprendiamo il “Peter Pan” nascosto in noi ed incoraggiamo i nostri bambini a disegnare e a creare inventando storie fantastiche, dove il mostro viene distrutto dal “saper fare” condiviso dei grandi e dei piccoli.  Attraverso il gioco e il disegno, il vissuto emotivo dei bambini trova la propria espressione. Infatti, viene considerato come un buon palcoscenico: aiutiamoli quindi nelle loro invenzioni e nella loro fantasia, dove tutto in questa età è animato a distruggere insieme il personaggio cattivo.

  • Mettiamo al centro i loro interessi, trovando un giusto equilibrio nella loro routine giornaliera;
  • Programmiamo momenti di gioco libero, cambio, pulizia, coccole, letture animate, relax. Tutto attraverso la creazione condivisa di immagini che aiutino il bambino e gli diano sicurezza;
  • Rispettiamo i loro tempi, diamo voce alle loro preoccupazioni.

Troveremo bambini che hanno imparato tanti valori, quali quello dell’attesa, utile a gestire le frustrazioni derivate dall’essere sempre impegnati e attivi non lasciando spazio a tanti altri sentimenti che possono solo portare ad un sano sviluppo armonico del bambino.

In genere il pasto con i coetanei è un momento sociale di condivisione durante il quale i bambini sono più pronti a sperimentare… a casa le cose cambiano: è comunque opportuno proporre anche a casa le verdure durante i pasti, benché costi un po’ di fatica.

Dare il buon esempio e mangiarle insieme può essere di aiuto.
Altra tecnica potrebbe essere nasconderle in altri cibi (frittata, polpettine di carne o di patate). In genere le panature ( di qualsiasi tipo) sono molto gradite ( evitiamo le fritture, è preferibile cucinare nel forno anche i cibi panati).

Un’altra idea potrebbe essere creare un piatto in cui le verdure diventano un personaggio ( le zucchine occhi, la carota il naso, il pomodoro la bocca, gli spinaci i capelli e così via)…
Se non funziona non demordete, continuate a presentare piatti completi, prima o poi i vostri figli si apriranno ai nuovi sapori e gradiranno anche le verdure…

La stessa metodologia si può utilizzare per altri alimenti (carne, pesce…) da loro non graditi.

I bambini hanno bisogno di poche regole ma chiare e precise su cui rimanere fermi. Ogni regola deve essere adeguata all’età del bambino (per esempio a che ora andare a letto, come si mangia a tavola, quanto tempo si può stare davanti alla tv o al telefono) e va motivata e condivisa da entrambi i genitori. È importante essere coerenti e non chiedere ai bimbi cose che non faremmo.

È importante parlare ai bimbi in lingua italiana (evitando il dialetto). Stimolare ogni giorno ripetendo ad ogni loro richiesta il nome esatto delle cose, accompagnare le azioni con il linguaggio verbale.

Per aumentare il numero di vocaboli conosciuti è importante anche raccontare storie, leggere in modo chiaro e lentamente.

Innanzitutto, è fondamentale che tutti i componenti della casa condividano le stesse regole affinché la convivenza possa essere un momento educativo e non di frustrazione. Lo spazio del bambino è importante che sia ordinato e a sua misura.

Insieme bisogna stabilire delle abitudini che aiutino il bambino ad essere autonomo (per esempio la gestione dei giocattoli).

È importante cercare di mettersi nei suoi panni aiutandolo a dare un nome alla sua rabbia (perché sei arrabbiato? Ti capisco, spiegami…). Se la rabbia è scatenata da un no dell’adulto, mantenere la calma da parte del genitore è fondamentale per spiegare ad un bimbo la motivazione del no.

Evitare ricatti e paragoni perché non sono da stimolo ma aumentano la frustrazione e la rabbia.

Patapum!
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